La storia della miniera

Immagine Google Earth Olgiate Molgora

A Olgiate Molgora, fra via Fabbricone e Via San Primo, si trovava una grande fabbrica che ha occupato generazioni di lavoratori e minatori, “el Fabbricon” il quale produceva cemento Portland. La fabbrica è rimasta operativa fino alla metà del secolo scorso, fino al 3 Giugno 1967, quando un’esplosione con relativo incendio ha causato la morte di 6 lavoratori di Olgiate.
Questo incidente innescò la trasformazione dell’area in possibile zona residenziale per gli abitanti.

Il Fabbricone nacque nel 1906 quando i fratelli Gnecchi (proprietari formali della cava di Maggianico, subito sotto il Resegone) ebbero l’idea di sfruttare i depositi di marna situati sotto i terreni di San Zeno e Santa Maria Hoè. L’area dove il Fabbricone nacque aveva dei grandi vantaggi logistici: era vicino alla stazione ferroviaria di Olgiate Molgora, vicino alla strada principale verso Como e verso Bergamo.

D. Gnecchi OM
Stabilmento Cementi

La fabbrica, dal 1908, era attrezzata per poter produrre il cemento Portland; nell’industria del cemento la concorrenza crebbe di anno in anno, gli Gnecchi non furono in grado di reagire alla crisi e diedero l’intero complesso ai Pesenti, maggiori azionisti della Italiana cementi spa di Bergamo. Si imbarcarono in una sostanziale espansione della fabbrica e dei pozzi di marna e di conseguenza, fra il 1914 e il 1925, vennero implementati nuovi impianti di produzione. Al Massimo del suo potere produttivo il Fabbricone produsse 50.000 tonnellate di cemento all’anno, lavorando 70.000 tonnellate di pietra. Negli anni successivi la resa diminuì lentamente, sopratutto a causa dell’esaurimento delle vecchie miniere di marna e della forte concorrenza dei nuovi cementifici, con un’efficenza produttiva più elevata rispetto al Fabbricone.

L’estrazione della marna iniziò nel 1906. Alla ricerca di nuovo materiale da estrarre furono scavati diversi livelli che formarono un labirinto sotto il territorio di Olgiate.

Il principale complesso è denominato “Pelucchi” ed è costituito da 5 livelli di tunnel scavati nella marna, sovrapposti e quasi paralleli tra loro, di cui i quattro livelli inferiori sono costantemente inondati dall’acqua delle falde acquifere e dalla percolazione. I cinque livelli sono in comunicazione per mezzo di un pozzo in cemento armato, utilizzato per la salita e la discesa dei cassonetti per il materiale di trasporto.

Complesso Industriale del Fabbricone - Olgiate Molgora

La parte asciutta della miniera

Il primo livello è quasi completamente asciutto, con una lunghezza di 130 metri, una larghezza variabile tra i 10 e i 15 metri ed un’altezza di circa 12 metri. Questo livello finisce con un incrocio che da origine a due nuovi lunghi tunnel: uno alla sinistra per altri 136 metri di lunghezza, con una larghezza di 15 metri ed un’altezza di 12 metri; il secondo alla destra, molto più stretto dell’altro, che si sviluppa per circa 360 metri.

Questo secondo passaggio, largo e alto circa 2 metri, è denominato “Galleria Piave”, consentiva il passaggio del treno e dei vagoni della miniera e collega il primo livello delle gallerie “Pelucchi” con il primo livello delle cosiddette gallerie “Buttero “.

L’intero complesso termina con le gallerie “Cepera”, scavate nell’omonimo villaggio Cepera, a breve distanza dalla Chiesa di Monticello, ma ora nel comune di Santa Maria Hoè. Lo scavo prosegue in direzione della collina sopra la Chiesa di Santa Maria Hoè e Rovagnate.

Tutela e promozione ambientale

La Miniera

Questa miniera rappresenta un sistema unico allagato sia dall’acqua piovana che dalle risorgive. Qui si trovano concrezioni uniche di pietra e calcite. La straordinaria scoperta di quelle che i geologi chiamano tecnicamente “pisoliti”, formazioni calcaree che di solito si creano in centinaia mediante il rotolamento di  materiale attorno ad un primo granello di sabbia fino a creare una sorta di pallina da ping pong.

Questa miniera rappresenta anche una testimonianza unica della storia industriale della città.

Specie protette in via di estinzione

I pipistrelli qui sono una specie unica in Europa. A circa 3-400 metri dall’ingresso si possono trovare esemplari pendenti di Myotis Capaccini e Myotis Nattereri: la singolarità della colonia presente nelle gallerie Pelucchi sta nel fatto che si tratta di due specie a grave rischio di estinzione e che sono nell’elenco dell’allegato della IV Direttiva 92/43 / CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali della flora e della fauna selvatiche.

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